Pressione arteriosa ottimale?


Prendo da una decina d'anni il Quinazil per il controllo della pressione.
Da un po di tempo soffro specie nel pomeriggio di pressione bassa:
Tipo 80-105 con 90-95 battiti che m'infastidiscono molto.
Quando sospendo l'assunzione i valori diventano 100-130 con 65-70 battiti e mi sento decisamente meglio. Il cardiologo non azzarda eroismi e mi dice di tenermi il mal di testa e l'astenia dopo pranzo ma il fatto e' che spesso lavoro fuori e guidare la macchina in tali condizioni......
Cosa ne pensate, una pressione minima di 100 e' veramente pericolosa?
Grazie
marco
Miei cari, siete veramente disponibili:
Ho 49 anni e ho avuto un evento Inf. Later. nel 1988 con il 40% di ipocinesia ma direi che va benissimo. Nel corso di questi anni e fino al 1994 prendevo solo grosse dosi 1g/day di aspirina mentre in seguito mi sono affidato ad altro cardiologo che ha iniziato una terapia di mantenimento per allungare le asp. di vita. Sinvastatina, aspirinetta quinazil e ticlopidina. Dal 2003 ho tolto la ticlopidina e cambiato le statine con Inegy con evidenti migliorie di tutto il quadro specie epatico. Il quinazil e' passato da 10 a 5 mg ma da un anno circa e' comparso l'effetto sgradevole del mal di testa pomeridiano, dopo pranzo scende la massima a circa 110 e aumentano i battiti da 60-65 a 90-95. Ho provato piu' volte a prendere a gg alterni il quinazil e quando non lo prendo mi sento molto meglio fino a sera ed anche dopo ;-D.
Sto pensando di prenderlo alla sera per soffrire al mattino presto perche attualmente lo prendo dopo colazione.
Grazie di tutto
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Fa bene a non azzardare eroismi perché le linee guida (basate su ampi studi statistici di rischio cardiovascolare) parlano chiaro: una pressione minima da 91 mmHg in sù e una pressione massima da 141 mmHg in sù vanno trattate farmacologicamente fino a riportarle ai valori massimi accettati (140 pa max - 90 pa min). 105-80 non è una condizione di ipotensione consistente. Moltissima gente ha normalmente questi parametri. Se proprio non riesci a sopportare la sensazione potresti magari rivolgerti al tuo cardiologo o ad un altro per chiedere se può abbassarti un po' il dosaggio, magari in questo periodo che iniziano a venire i primi caldi. Ma nei 10 anni precedenti prendevi sempre gli stessi dosaggi? E a che valori mantenevi la pressione?


ulteriore risp:

allora: ticlopidina e aspirinetta sono antiaggreganti piastrinici. in altri termini inibiscono la formazione di trombi e coaguli. probabilmente è stata tolta la ticlopidina perché è passato abbastanza tempo dal tuo episodio di infarto ed è stato valutato che il tuo quadro coagulativo riesce ad essere buono e stabile anche solo con l'aspirinetta.

L'Inegy contiene un'associazione di anticolesterolemici (tra cui proprio la simvastatina). Tenendo bassi i livelli di colesterolo-LDL (quello "cattivo") riduci i fattori di rischio di eventi cardio-vascolari (trombosi, infarto angina ictus e quant'altro).

Il QUINAZIL è l'unico farmaco propriamente ANTIIPERTENSIVO che tu assumi al momento. E' un ACE-inibitore, cioè diminuisce i tuoi livelli di angiotensina2, che è una sostanza che costringe i vasi periferici (e quindi aumenta la pressione), stimola il rene ad eliminare meno liquidi (e quindi aumenta la pressione), e stimola il cuore a battere più forte e più in fretta (e ari-quindi aumenta la pressione). Gli ACE-inibitori sono farmaci fantastici per controllare la pressione e l'affaticamento del cuore e, come detto sopra, hanno un meccanismo molto variegato. Il dosaggio va scelto con cura da un cardiologo (a maggior ragione dato che agiscono su tanti sistemi contemporaneamente).
Quindi:
- NON CAMBIARE IL DOSAGGIO DI TUA INIZIATIVA!! non prenderlo a giorni alterni se devi prenderlo ogni giorno (stravolgi completamente il dosaggio, dato che questo è basato su un calcolo ben preciso che tiene conto dell'emivita del farmaco, cioè del tempo in cui la quantità di farmaco nel sangue si dimezza. Inoltre sottoponi il corpo a stress) e non prenderlo la sera se devi prenderlo la mattina (i dosaggi e i tempi di somministrazione sono calcolati anche sulla base dei ritmi circadiani: i parametri del nostro corpo variano nell'arco della giornata).

Dopo mangiato è normalissimo un abbassamento della pressione (e quindi un innalzamento della frequenza cardiaca) perché molto sangue viene richiamato nel ristretto digestivo e quindi meno sangue va in periferia. C'è gente che nel post-prandiale ha la massima a 70! Se tu dopo pranzo hai 110 vuol dire che al mattino hai più di 110. Non è il valore post-prandiale quello che ti dice che la tua pressione è a posto. Tu hai una storia clinica di infarto!!! Devi stare MOLTO attento al controllo della pressione. La pressione deve stare SEMPRE sotto i 140(max)-90(min). E nel tuo caso sarebbe consigliabile 135/0-85/0. Quindi il tuo cardiologo sta facendo un ottimo lavoro, a mio parere.
Mi sembra di aver capito che comunque i disturbi di cui tu parli (es. il mal di testa) sono insorti da un anno a questa parte anche se tutte le terapie (e i dosaggi) sono rimasti invariati rispetto agli anni precedenti. Se è così, chiedi al tuo cardiologo di indagare sul perché di questo cambiamento ed eventualmente se è possibile abbassare un po' il dosaggio, magari solo per un periodo, sempre monitorando tutti i parametri. Ma ti prego, NON CAMBIARE I DOSAGGI AUTONOMAMENTE, e soprattutto NON FARLO SULLA BASE DI PARAMETRI SOLAMENTE POST-PRANDIALI, CHE TRA L'ALTRO NEL TUO CASO NON HANNO NULLA DI ANORMALE. (come ultimo suggerimento: prova a stenderti mezzoretta dopo i pasti principali).
In bocca al lupo  (+ info)

Dopo una cardioversione...........?


quanto potrebbe prolungarsi la terapia di monitoraggio TAO?
X Un uomo solo i parametri in questione si riferiscono al INR.
Infatti, volevo sapere dopo la cardioversione, come avvenivano questi prelievi, cioè dopo quanti gg. dall'ultimo.
X Uomo solo infatti, prima questi prelievi si facevano ogni 4 gg, ora 1 volta la settimana, quindi volevo sapere dopo la cardioversione, ongi quanto tempo si facevano i prelievi.
X lordpedro per quale motivo questa mia domanda sarebbe "alquanto idiota" ????????
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Già, e peccato che la terapia anticoagulante orale la si faccia non per evitare "disturbi attraverso i defibrillatori" (che non significa nulla) ma per evitare la partenza di emboli polmonari da eventuali trombi venutisi a formare nell'atrio destro appunto a causa dell'acinesia cronica di quest'ultimo... ovviamente se la causa della cardioversione "programmata" (come il più delle volte accade) è appunto una fibrillazione atriale cronica. ALLA FACCIA DELLA CARDIOLOGA.

Poi il cosa cavolo significa quanto si deve "prolungare la terapia di monitoraggio TAO"? Il monitoraggio della TAO non è una terapia ma è la TAO (TERAPIA anticoagulante orale) ad essere una terapia. E tale terapia implica un monitoraggio stretto e periodico di alcuni parametri ematochimici (PT, PTT e INR) finché il paziente è sottoposto a tale terapia. Inizialmente gli esami del sangue si fanno ogni 2 o 3 giorni, quando la terapia è a regime si eseguono di norma ogni 15 giorni.
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Dipende da come risponde il paziente al farmaco (che in genere è o il Coumadin o il Syntrom). Il problema è che entrambi questi farmaci hanno una maneggevolezza estremamente limitata, ovvero bastano piccole variazioni nelle quantità assunte per passare da un effetto troppo scarso alla tossicità (che può essere pericolosissima in quanto può provocare emorragie interne... tieni conto che questi principi attivi vengono usati anche nel veleno per topi).
Per cui all'inizio della terapia si fanno, come ti ho detto, dei controlli abbastanza ravvicinati (ogni 2 o 3 giorni), e rispetto ai valori che si rilevano si determina la quantità di farmaco che il paziente deve assumere (che non è detto sia uguale tutti i giorni)... nel giro di un paio di settimane (durante le quali si fanno controlli ogni 2 o 3 giorni) il farmaco raggiunge il cosiddetto steady state, ovvero la sua concentrazione nel sangue diviene costante... a questo punto se il valore di INR è quello desiderato, in genere i controlli vengono dilazionati ad uno ogni 15 giorni finché il paziente assume la TAO.
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I prelievi non sono legati alla cardioversione ma alla TAO. Andrà avanti a fare prelievi finché i medici che l'hanno in cura riterrano di continuare a fare la TAO. TAO per tre mesi: controlli per 3 mesi. TAO per un anno: controlli per un anno. TAO tutta la vita: controlli tutta la vita (cosa per altro d'obbligo in certe patologie). Chiaro adesso???
Ora in linea di massima se la TAO è stata instaurata per una fibrillazione atriale (questo non mi è ancora chiaro dato che non me lo hai specificato), se la cardioversione ha sortito esito positivo (ovvero il ripristino del ritmo sinusale), in genere si controlla per alcuni mesi che la fibrillazione non recidivi ed eventualmente si sostituisce la tao con terapia disaggregante (ASA o Ticlopidina) la quale ha il vantaggio di non richiedere monitoraggio. I tempi però di questa eventuale sospensione della TAO li deciderà il cardiologo che ha in cura il paziente... in genere comunque difficilmente si comincia una TAO se non si ha in programma di continuarla almeno 6-12 mesi.
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Aggiungo solo una nota per l'utente Teresa.
Tu ti spacci per medico con varie specializzazioni, evidentemente non lo sei data l'enorme mole di scemenze che scrivi.
In Italia esistono due reati (l'esercizio abusivo della professione medica e l'usurpazione di titolo) in cui sei ripetutamente incorsa utilizzando come strumento Yahoo Answers. Oltretutto vi sono degli utenti che credono a delle scemenze da te asserite e che qualora messe in pratica possono rivelarsi anche pericolose.
Per quanto sopra ti chiedo, ANCHE NEL TUO INTERESSE, di non pubblicare risposte di carattere medico e di chiedere la cancellazione di tutto ciò che in tal senso hai pubblicato in passato.  (+ info)

TIROIDE!AGOASPIRATO!?


Ho un problema alla tiroide ho dei noduli ipervascolarizzati, voglio fare l'agoaspirato per accertarmi che non siano tumori maligni, la mia domanda è: se viene toccato con l'ago questo nodulo, può accadere che malcapitatamente se si tratta di calcinoma, si accelera un processo pericoloso?...scusate la domanda magari banale ma davanti ai tumori si ha paura di morire.
Grazie mille per ogni eventuale risposta
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L'agoaspirato della tiroide è una tecnica piuttosto semplice e sicura, a cui si ricorre quando un nodulo mostra caratteristiche ecografiche e scintigrafiche sospette. Si esegue in regime ambulatoriale, con il paziente disteso a pancia in su e con il capo esteso all'indietro su un cuscino. Normalmente non è richiesta l'anestesia, né locale (a volte praticata) né tanto meno generale; l'esame può essere condotto anche in gravidanza e non esistono controindicazioni particolari. Più complessa risulta invece la lettura citologica del materiale aspirato, che dev'essere effettuata da personale esperto (l'accuratezza diagnostica può così superare il 90%).
Dopo queste operazioni preliminari, il medico disinfetta con cura la regione anteriore del collo e, sotto guida ecografica, inserisce un ago particolarmente sottile all'interno del nodulo tiroideo. In questo modo è possibile aspirare una minima quantità di materiale cellulare, che viene poi strisciato e fissato su vetrini per essere colorato ed analizzato al microscopio (esame citologico). La procedura di puntura e aspirazione è piuttosto rapida, prevede un numero di prelievi in punti diversi per singolo nodo ed il dolore ad essa collegato risulta lieve e ben sopportabile. La guida ecografica, inoltre, minimizza il rischio di complicazioni dovute a danni alle strutture vitali del collo, come vene, arterie e nervi (la lesione del nervo laringeo può causare raucedine). In una piccola percentuale di casi (meno del 5%), dopo un agoaspirato tiroideo possono formarsi piccoli ematomi all'interno della tiroide, dolenti ma destinati a riassorbirsi spontaneamente in pochi giorni. Raramente, dopo l'esame, il dolore può superare il semplice fastidio ed in tal caso può essere calmato efficacemente con i comuni analgesici ed anti-infiammatori da banco.
Prima dell'agoaspirato della tiroide non è necessario il digiuno; è comunque importante sospendere, in accordo con quanto prescritto dal medico, eventuali trattamenti antiaggreganti (aspirina, ticlopidina ecc.).
La diffusione dell'aspirato tiroideo ha consentito di ridurre il numero di interventi di asportazione chirurgica della ghiandola e soprattutto di limitarli ai casi ben selezionati.  (+ info)

Ke cosa sn gli antregganti piastrinici? E farmaci anticoaugulanti?


La Terapia Antiaggregante
Che cos’è?
I farmaci antiaggreganti rendono il sangue più fluido impedendo alle piastrine di aggregarsi e quindi di provocare la formazione di coaguli. Il più antico e forse il più noto è l’acido acetilsalicilico (Aspirina); altri farmaci molto usati sono la Ticlopidina, l’Indobufene, il Dipiridamolo.

Essi vanno assunti di solito tutti i giorni a dosi fisse, a stomaco pieno. Non è necessario controllarne l’azione con prelievi di sangue; allungano il tempo di sanguinamento (come in caso di sangue dal naso o di ferite) e possono provocare la formazione di lividi piuttosto grandi per traumi anche piccoli. Possono causare infiammazione della mucosa dello stomaco in persone predisposte e, anche se raramente, un abbassamento del numero delle piastrine (soprattutto la Ticlopidina): per questo è bene controllare l’emocromo durante le prime settimane di cura.

Quando si usa?
I farmaci antiaggreganti sono molto efficaci nel curare e prevenire le trombosi delle arterie (infarto del miocardio, ictus cerebrale, arteriopatie periferiche). La terapia, che in ogni caso deve essere decisa dal medico, è generalmente indicata nei seguenti casi:

dopo un infarto del miocardio;
in presenza di angina stabile o instabile;
dopo un intervento di by pass aorto-coronarico;
dopo un TIA (attacco ischemico transitorio) cerebrale;
dopo un ictus cerebrale ischemico;
nella cura delle arteriopatie periferiche (malattia della vetrine);
dopo un intervento di disostruzione delle carotidi;
in presenza di fibrillazione atriale in pazienti giovani o che non possono utilizzare gli anticoagulanti orali per diverse ragioni;
nei pazienti anziani con fattori di rischio aterotrombotico (fumo, sedentarietà, diabete, ipertensione).
Gli antiaggreganti sono sconsigliati in pazienti che abbiano ulcera gastrica o gastrite, che abbiano emorragie in corso, che abbiano subito un intervento chirurgico molto recente, o che si trovino in situazioni cliniche in cui è aumentato il rischio emorragico. Sono inoltre controindicati nei pazienti che assumano già anticoagulanti, salvo diversa e specifica indicazione del medico.

La Terapia Anticoagulante
con eparine
Che cos’è?
Tra gli anticoagulanti, ci sono farmaci che si somministrano per iniezione, di solito sottocutanea.

Questi (eparine ) prevedono una o due iniezioni al giorno, secondo i casi, e vengono usati quando si prevede che la cura debba durare per un tempo limitato. La Calciparina è il più usato e a volte, per essere efficace, deve essere somministrata anche tre volte al giorno; la sua efficacia andrebbe inoltre misurata con ripetuti prelievi di sangue. Oggi sono disponibili le LMWH, eparine a basso peso molecolare: esse hanno il vantaggio di essere efficaci anche con una o due somministrazioni giornaliere; la loro efficacia è proporzionale alla dose ed è prevedibile; non richiedono esami di laboratorio che ne misurino l’effetto anticoagulante; sono però più costose rispetto alla Calciparina e il Sistema Sanitario Nazionale per ora, ne permette la prescrizione solo in alcuni casi particolari.

Quando si usa?
La terapia anticoagulante con eparine è indicata in situazioni che richiedano una somministrazione dei farmaci per un periodo di tempo limitato. Pertanto essa è generalmente prescritta:

in caso di trombosi arteriosa o venosa acuta;
in caso di embolia polmonare;
per sostituire l’anticoagulante orale o la terapia antiaggregante in caso di interventi chirurgici;
a pazienti che abbiano più di quarant’anni per interventi chirurgici ad alto rischio tromboembolico (chirurgia ortopedica per protesi di anca o ginocchio, fratture arti inferiori, chirurgia addominale per tumori, chirurgia ginecologica per tumori, chirurgia del polmone);
a pazienti che abbiano avuto in passato una trombosi e si trovino a dover restare a letto per un periodo prolungato per malattia o si trovino in una delle situazioni sopra descritte (interventi chirurgici, fratture, ingessature ecc.);
in pazienti che abbiano trombofilia e abbiano già avuto uno o più episodi di trombosi;
per sostituire l’anticoagulante orale in pazienti che iniziano una gravidanza e nel post partum (gli altri anticoagulanti, Coumadin e Sintrom, possono provocare alterazioni nello sviluppo del feto, e sono sconsigliati nelle donne che desiderano iniziare una gravidanza);
in tutte le situazioni in cui si teme che si verifichino condizioni circolatorie e biologiche che possono provocare una attivazione impropria del sistema della coagulazione.
Attenzione!
La terapia anticoagulante con eparine non presenta particolari controindicazioni. Valgono le regole di prudenza indicate nell’uso degli antiaggreganti:

non assumere antinfiammatori
non assumere Aspirina o Alka Seltzer
non sottoporsi a interventi chirurgici o diagnostici invasivi senza aver avvertito il medico
eseguire un prelievo per emocromo ogni 15 giorni  (+ info)

Per una donna di età avanzata,SOFFERENTE di IPERTENSIONE,e FUMATRICE,?


questo tipo di medicinale DOLGOSIN 100 MG\2 ml PUò RISULTARE DANNOSO????? PER FAVORE, è URGENTE!!!!
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E' Ketoprofene,un antinfiammatorio normalissimo, dunque no. A meno che non soffra anche di ulcera o abbia problemi di coagulazione o assuma contemporaneamente farmaci antitrombotici come la Warfarina o la Ticlopidina o simili.  (+ info)

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